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Dal corpo al pianoforte MARZIA MENCARELLI
7 e 8 febbraio 2026
Esperienze didattico-educative-musicali per conoscersi e riconoscersi con lo strumento d’arte
Nell’immaginario comune fare musica equivale a suonare uno strumento d’arte.
Per questo molte persone che vogliono avvicinarsi alla musica, o molte famiglie che
desiderano dare un’educazione musicale alle proprie figlie e ai propri figli, pensano
che il modo per farlo sia iniziare lo studio di uno strumento musicale, senza avere, nella
maggior parte dei casi, la minima consapevolezza riguardo le competenze necessarie
per approcciare al meglio a questo tipo di attività.
Nell’immaginario comune la musica è associata al concetto di palco, di pubblico, di
performance.
Per questo, molto spesso, si crede che un percorso musicale abbia senso solo nel caso
in cui il fine ultimo sia l’esibizione.
Nella realtà, la parola musica racchiude mondi e significati molto più ampi e profondi.
La musica è stare bene e far stare bene, esprimere sé stessi, provare e far provare
emozioni, comunicare con sé stessi e con gli altri.
Perché la musica è un linguaggio, con le proprie caratteristiche, le proprie regole, il
proprio codice, e come tutti i linguaggi è legato all’espressività, all’emotività, al
linguaggio del corpo, alla situazione, all’intenzionalità.
Lo strumento d’arte è uno dei possibili mezzi per fare musica, per comunicare e giocare
con il linguaggio musicale, e per questo non dovrebbe essere il punto di partenza di un
percorso musicale, soprattutto al di sotto dei sei/sette anni, ma una possibile tappa del
viaggio.
Lo studio di uno strumento porta inevitabilmente con sé difficoltà tecniche, nuove
competenze riguardanti la coordinazione motoria, che purtroppo rischiano spesso di
diventare prioritarie rispetto a tutti gli altri aspetti musicali e didattici.
L’apprendimento esperienziale delle caratteristiche di questo linguaggio, invece, non
deve essere assolutamente secondario all’attenzione verso la tecnica e la lettura.
L’Orff-Schulwerk ci insegna che fare musica vuol dire cantare, muoversi,
prendere coscienza della musicalità del movimento del proprio corpo, prendere
coscienza del tempo che scorre con determinate regole attraverso l’esperienza, creare
ed inventare; vuol dire coordinazione, ascolto, relazione, imparare ad organizzarsi e a
cooperare con gli altri.
In questo corso si vuole esplorare come la metodologia Orff-Schulwerk possa trovare
spazio ed essere un canale incredibilmente potente nell’insegnamento di uno
strumento, in particolare del pianoforte, permettendo quella malleabilità di pensiero
necessaria per relazionarsi al meglio con l’allieva/o.
Verranno proposte attività che coinvolgono tutto il corpo, un corpo che canta, che si
muove, che ascolta, che entra in relazione e impara ad organizzarsi con gli altri. Un
corpo che si diverte!
Ecco alcune parole chiave che ci accompagneranno durante il corso, strettamente legate alle varie attività che faremo insieme, e i principali obiettivi delle proposte:
Relazione Gioco Ascolto Coordinazione motoria Corpo-mani-dita Corde-Tasti Spazio Composizione-improvvisazione Segno-Lettura-Scrittura
Obiettivi:
- Esplorare e scoprire il pianoforte, la sua meccanica e la tastiera
- Migliorare la capacità di percepire e tenere una pulsazione
- Migliorare la coordinazione del proprio corpo nello spazio
- Migliorare la coordinazione tra le due mani (parte sinistra e destra del corpo)
- Migliorare le capacità di ascolto e attenzione
- Eseguire con voce e corpo un ritmo e riprodurlo sul pianoforte
- Fare esperienza di concetti musicali come lento, veloce, forte, piano, crescendo, diminuendo, acuto, grave attraverso il corpo e la tastiera
- Fare esperienza del concetto di struttura musicale
- Fare esperienza di improvvisazione e composizione
- Decodificare e inventare partiture informali
Presentazione tratta dal Libro
DAL CORPO AL PIANOFORTE – Quando la metodologia Orff-Schulwerk incontra lo strumento d’arte
https://www.edikit.it/prodotto/dal-corpo-al-pianoforte/